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Bangkok
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Bangkok in Ottawa, ON
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Bangkok – quinta città della collana “Le città visibili” –, la città rizomatica, nell’ottica delle trasformazioni, un percorso di modifica in atto ormai da lungo tempo. E sembra che Bangkok si adatti plasticamente a tutti i cambiamenti e a tutte le fluttuazioni della contemporaneità. Dal Covid, alla guerra in Ucraina, dal rinascere degli autoritarismi asiatici, al fenomeno della tribalizzazione. Come epifenomeni Bangkok è un catalogo delle sindromi che connotano il Sudest asiatico: il governo militare, gli intrighi di palazzo, la corruzione, le divisioni in caste-classi, l’economia di frontiera. Più il grande specifico della Thailandia, la casa reale e il tabù che la circonda. Un classico esempio di totem&tabù.
Nonostante Bangkok si riveli sempre di più un laboratorio della complessità, un incubatore di quel “pensiero debole” che ha preso atto della dissoluzione delle certezze e dei valori assoluti, da molti è rappresentata con un certo torbido compiacimento, come un santuario di vizi, un “cuore di tenebra”. La verticalità è una delle linee guida cui s’ispira questa “Bangkok”, che rappresenta una metropoli postmoderna in cui le differenze si sviluppano in altezza anziché orizzontalmente.
Bangkok – quinta città della collana “Le città visibili” –, la città rizomatica, nell’ottica delle trasformazioni, un percorso di modifica in atto ormai da lungo tempo. E sembra che Bangkok si adatti plasticamente a tutti i cambiamenti e a tutte le fluttuazioni della contemporaneità. Dal Covid, alla guerra in Ucraina, dal rinascere degli autoritarismi asiatici, al fenomeno della tribalizzazione. Come epifenomeni Bangkok è un catalogo delle sindromi che connotano il Sudest asiatico: il governo militare, gli intrighi di palazzo, la corruzione, le divisioni in caste-classi, l’economia di frontiera. Più il grande specifico della Thailandia, la casa reale e il tabù che la circonda. Un classico esempio di totem&tabù.
Nonostante Bangkok si riveli sempre di più un laboratorio della complessità, un incubatore di quel “pensiero debole” che ha preso atto della dissoluzione delle certezze e dei valori assoluti, da molti è rappresentata con un certo torbido compiacimento, come un santuario di vizi, un “cuore di tenebra”. La verticalità è una delle linee guida cui s’ispira questa “Bangkok”, che rappresenta una metropoli postmoderna in cui le differenze si sviluppano in altezza anziché orizzontalmente.

















