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Breve storia delle bugie dei fascismi

Breve storia delle bugie dei fascismi in Ottawa, ON

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Da Hitler a Mussolini, i capi dei regimi fascisti hanno fatto della menzogna la base del proprio potere. I seguaci delle ideologie fasciste credevano ad ogni affermazione del capo, ritenendolo una sorta di incarnazione della verità stessa. Perché un fascista considera le menzogne più assurde, e spesso odiose come quella della razza, pura verità? Nel fascismo è l’idea stessa della verità empirica ad essere messa in discussione: la verità non corrisponde a ciò che si vede, ma a ciò che si crede, indipendentemente da qualsiasi prova o dimostrazione. Federico Finchelstein riprende la sua definizione ampia di fascismo e post-fascismo – secondo la quale gli attuali governi populisti non sono che manifestazioni di una forma di fascismo adattata alle regole democratiche – per far emergere la centralità delle bugie nei fascismi, a suo avviso uno degli elementi essenziali per comprendere il funzionamento non solo del fascismo storico, ma anche delle sue versioni odierne. La menzogna, infatti, è tornata a ricoprire un ruolo fondamentale nella politica: basti pensare a ciò che accade con la pandemia da coronavirus in paesi governati da «post-fascisti», come gli Stati Uniti di Trump o il Brasile di Bolsonaro, dove – come l’autore spiega nell’introduzione scritta appositamente per questa edizione italiana – il negazionismo sostenuto oltre ogni limite sta avendo conseguenze drammatiche per la popolazione, e il coronavirus è stato la scusa perfetta per concentrare ulteriormente il potere e portare avanti l’obiettivo autoritario. Si tratta di un caso eclatante, certo, ma non è raro nel presente che i fatti vengano considerati fake news, mentre le notizie davvero inventate vengano elette a grandi verità, amplificate e sostenute da governi che si servono della menzogna per orientare gli elettori: del resto, come avverte Angelo Ventrone nella prefazione al volume, ormai abbiamo «imparato che, nel tempo dei social media, un contenuto falso, se viene ripetuto infinite volte, rimbalzando da una mente all’altra, ha la possibilità di essere creduto vero, tanto da riuscire forse a condizionare addirittura i risultati di elezioni politiche nazionali».
Da Hitler a Mussolini, i capi dei regimi fascisti hanno fatto della menzogna la base del proprio potere. I seguaci delle ideologie fasciste credevano ad ogni affermazione del capo, ritenendolo una sorta di incarnazione della verità stessa. Perché un fascista considera le menzogne più assurde, e spesso odiose come quella della razza, pura verità? Nel fascismo è l’idea stessa della verità empirica ad essere messa in discussione: la verità non corrisponde a ciò che si vede, ma a ciò che si crede, indipendentemente da qualsiasi prova o dimostrazione. Federico Finchelstein riprende la sua definizione ampia di fascismo e post-fascismo – secondo la quale gli attuali governi populisti non sono che manifestazioni di una forma di fascismo adattata alle regole democratiche – per far emergere la centralità delle bugie nei fascismi, a suo avviso uno degli elementi essenziali per comprendere il funzionamento non solo del fascismo storico, ma anche delle sue versioni odierne. La menzogna, infatti, è tornata a ricoprire un ruolo fondamentale nella politica: basti pensare a ciò che accade con la pandemia da coronavirus in paesi governati da «post-fascisti», come gli Stati Uniti di Trump o il Brasile di Bolsonaro, dove – come l’autore spiega nell’introduzione scritta appositamente per questa edizione italiana – il negazionismo sostenuto oltre ogni limite sta avendo conseguenze drammatiche per la popolazione, e il coronavirus è stato la scusa perfetta per concentrare ulteriormente il potere e portare avanti l’obiettivo autoritario. Si tratta di un caso eclatante, certo, ma non è raro nel presente che i fatti vengano considerati fake news, mentre le notizie davvero inventate vengano elette a grandi verità, amplificate e sostenute da governi che si servono della menzogna per orientare gli elettori: del resto, come avverte Angelo Ventrone nella prefazione al volume, ormai abbiamo «imparato che, nel tempo dei social media, un contenuto falso, se viene ripetuto infinite volte, rimbalzando da una mente all’altra, ha la possibilità di essere creduto vero, tanto da riuscire forse a condizionare addirittura i risultati di elezioni politiche nazionali».

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