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Di altre rive
Coles
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Di altre rive in Ottawa, ON
By None
Current price: $11.99


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“McCann sembra aver fatto voto di non scrivere neanche una riga banale.” The New York Times Opera prima di Colum McCann, Di altre rive è una raccolta di dodici racconti che sviscerano, con cruda e angosciante precisione, il tema della perdita. Con un coraggio a tratti imprevedibile, i protagonisti di queste storie vivono incastrati nei ricordi, tra i paesi che hanno abbandonato – l’Irlanda, il Giappone – e quelli del loro presente – gli Stati Uniti, l’Inghilterra. C’è una donna che si nasconde in un bagagliaio per attraversare la frontiera degli Stati Uniti alla ricerca della sorella, diventata suora e ora ricoverata per anoressia. Ci sono madri che, dopo l’emigrazione dei figli, ne pescano di nuovi nel “fiume nero pece” mentre i padri giocano a calcio da soli. C’è un marito che colleziona quarti di dollaro sui quali la moglie dipinge. C’è un personaggio misterioso che si è rifugiato in Irlanda dopo essere sopravvissuto a Hiroshima, e ha tappezzato la sua casa di strati e strati di carta da parati. C’è un ragazzo che getta la sua bicicletta in un fiume dopo un incidente che lo ha costretto in sedia a rotelle. C’è, ancora, un pugile che è stato abbandonato dalla moglie dopo aver perso l’incontro della sua vita. Ma a unire questo vertiginoso giro di esistenze c’è l’incomprensibile capacità di lasciarsi sorprendere dalla poesia del quotidiano. Un dettaglio, un profumo nel vento o la grazia della curvatura di una strada diventano così ancore di salvezza nella tragedia umana, simboli di riscatto per restituire la complessità delle nostre esistenze.
“McCann sembra aver fatto voto di non scrivere neanche una riga banale.” The New York Times Opera prima di Colum McCann, Di altre rive è una raccolta di dodici racconti che sviscerano, con cruda e angosciante precisione, il tema della perdita. Con un coraggio a tratti imprevedibile, i protagonisti di queste storie vivono incastrati nei ricordi, tra i paesi che hanno abbandonato – l’Irlanda, il Giappone – e quelli del loro presente – gli Stati Uniti, l’Inghilterra. C’è una donna che si nasconde in un bagagliaio per attraversare la frontiera degli Stati Uniti alla ricerca della sorella, diventata suora e ora ricoverata per anoressia. Ci sono madri che, dopo l’emigrazione dei figli, ne pescano di nuovi nel “fiume nero pece” mentre i padri giocano a calcio da soli. C’è un marito che colleziona quarti di dollaro sui quali la moglie dipinge. C’è un personaggio misterioso che si è rifugiato in Irlanda dopo essere sopravvissuto a Hiroshima, e ha tappezzato la sua casa di strati e strati di carta da parati. C’è un ragazzo che getta la sua bicicletta in un fiume dopo un incidente che lo ha costretto in sedia a rotelle. C’è, ancora, un pugile che è stato abbandonato dalla moglie dopo aver perso l’incontro della sua vita. Ma a unire questo vertiginoso giro di esistenze c’è l’incomprensibile capacità di lasciarsi sorprendere dalla poesia del quotidiano. Un dettaglio, un profumo nel vento o la grazia della curvatura di una strada diventano così ancore di salvezza nella tragedia umana, simboli di riscatto per restituire la complessità delle nostre esistenze.

















