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Coles Intervista con un matto at Bayshore Shopping Centre in Ottawa, ON
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Un famoso compositore, rinchiuso per sedici anni in un manicomio criminale , decide di raccontare la sua storia. Ha inizio così un racconto di torbide passioni e violente ambizioni fino al debutto alla Scala di Milano. All’apice del suo successo ha un crollo nervoso e viene rinchiuso in manicomio, teatro infernale di un’umanità disperata con cui è costretto a dialogare, alla ricerca di una via d'uscita. Il tentativo di far comprendere che non è pazzo si scontrerà con l’indifferenza dei medici e la brutalità del personale. In quest’ambiente tirannico soltanto il dottor Longhi, luminare della psichiatria, lo prenderà sotto la sua ala e ci condurrà verso un finale inaspettato .
Il singolare protagonista di “Intervista con un matto” è un « uomo che pensa e che sente troppo intensamente ». Mentre riflette sulla sua condizione di emarginato è mosso da un’urgenza conoscitiva e da domande che lo accomunano ai grandi antieroi della letteratura novecentesca. Nel dipanarsi della sua vicenda conosceremo cosa significa vivere all’interno di un centro di salute mentale del secolo scorso. L’autrice mette a nudo e indaga il conflitto tra follia e normalità, tra volontà e rassegnazione, tra responsabilità e colpa in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla forza del «sentire». C’è l**’indagine sulla follia**, da dove nasce e perché suscita tanta paura e incomprensione e c’è un’umanità alla disperata ricerca della salvezza . Al termine della lettura non puoi fare a meno di chiederti: «e se fosse capitato a me? E se mi fossi trovato io al suo posto?»
Un famoso compositore, rinchiuso per sedici anni in un manicomio criminale , decide di raccontare la sua storia. Ha inizio così un racconto di torbide passioni e violente ambizioni fino al debutto alla Scala di Milano. All’apice del suo successo ha un crollo nervoso e viene rinchiuso in manicomio, teatro infernale di un’umanità disperata con cui è costretto a dialogare, alla ricerca di una via d'uscita. Il tentativo di far comprendere che non è pazzo si scontrerà con l’indifferenza dei medici e la brutalità del personale. In quest’ambiente tirannico soltanto il dottor Longhi, luminare della psichiatria, lo prenderà sotto la sua ala e ci condurrà verso un finale inaspettato .
Il singolare protagonista di “Intervista con un matto” è un « uomo che pensa e che sente troppo intensamente ». Mentre riflette sulla sua condizione di emarginato è mosso da un’urgenza conoscitiva e da domande che lo accomunano ai grandi antieroi della letteratura novecentesca. Nel dipanarsi della sua vicenda conosceremo cosa significa vivere all’interno di un centro di salute mentale del secolo scorso. L’autrice mette a nudo e indaga il conflitto tra follia e normalità, tra volontà e rassegnazione, tra responsabilità e colpa in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla forza del «sentire». C’è l**’indagine sulla follia**, da dove nasce e perché suscita tanta paura e incomprensione e c’è un’umanità alla disperata ricerca della salvezza . Al termine della lettura non puoi fare a meno di chiederti: «e se fosse capitato a me? E se mi fossi trovato io al suo posto?»
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