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L'Ostpolitik della Santa Sede e la «Conferenza per la Sicurezza e Cooperazione in Europa» di «Helsinki 1975»: Nel 50° anniversario della firma dell'atto finale
Coles
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L'Ostpolitik della Santa Sede e la «Conferenza per la Sicurezza e Cooperazione in Europa» di «Helsinki 1975»: Nel 50° anniversario della firma dell'atto finale in Ottawa, ON
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La diplomazia vaticana ha attraversato una profonda trasformazione nel corso del Novecento, passando dalla ferma condanna dei regimi comunisti a una strategia di dialogo e distensione. Claudio Bosi ripercorre questo percorso, con particolare attenzione all'Ostpolitik, la politica vaticana che, attraverso piccoli passi negoziali, ha contribuito alla distensione tra Est e Ovest, culminando nella partecipazione della Santa Sede alla Conferenza di Helsinki del 1975. Oggi, di fronte a un panorama geopolitico in rapida evoluzione, in cui leader sempre più autoreferenziali e strategie populiste ridefiniscono i rapporti di potere, l’Europa appare disorientata. L’assenza di un chiaro percorso federale la rende fragile di fronte a conflitti globali che ne influenzano direttamente le economie e la stabilità. È il momento di riscoprire lo spirito della CSCE e dell’OSCE, rilanciando il ruolo delle diplomazie per costruire nuovi equilibri, evitando la deriva del riarmo e dell’economia di guerra, e ponendo al centro il rispetto dei diritti umani e la cooperazione internazionale.
La diplomazia vaticana ha attraversato una profonda trasformazione nel corso del Novecento, passando dalla ferma condanna dei regimi comunisti a una strategia di dialogo e distensione. Claudio Bosi ripercorre questo percorso, con particolare attenzione all'Ostpolitik, la politica vaticana che, attraverso piccoli passi negoziali, ha contribuito alla distensione tra Est e Ovest, culminando nella partecipazione della Santa Sede alla Conferenza di Helsinki del 1975. Oggi, di fronte a un panorama geopolitico in rapida evoluzione, in cui leader sempre più autoreferenziali e strategie populiste ridefiniscono i rapporti di potere, l’Europa appare disorientata. L’assenza di un chiaro percorso federale la rende fragile di fronte a conflitti globali che ne influenzano direttamente le economie e la stabilità. È il momento di riscoprire lo spirito della CSCE e dell’OSCE, rilanciando il ruolo delle diplomazie per costruire nuovi equilibri, evitando la deriva del riarmo e dell’economia di guerra, e ponendo al centro il rispetto dei diritti umani e la cooperazione internazionale.

















