Da questo libro il film di Marco Turco In un altro paese , miglior documentario italiano al 46° Festival dei popoli
Se è facile vedere che inquirenti e giudici hanno fatto in questi decenni notevoli passi avanti, ci sono meno indizi del fatto che le due maggiori coalizioni politiche capiscano davvero quel che bisogna fare: un impegno serio e coerente nella lotta contro la mafia; tolleranza zero per gli uomini politici che hanno contatti con il crimine organizzato; l’estinzione di un’economia fondata sulle sovvezioni statali, che porta a clientelismo, corruzione e controllo da parte degli interessi mafiosi.
Mafia e politica: è questo il tema dell’inchiesta di Alexander Stille, che partendo dalle stragi che hanno ucciso Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le loro scorte, ricostruisce più di trent’anni della storia di Cosa Nostra.
Perché le vicende italiane sembrano ripetersi, in maniera insieme familiare e deprimente: i delitti sanguinosi del crimine organizzato, che pare controllare diverse regioni italiane; le deplorazioni dei politici e le promesse d’intervento; le manifestazioni popolari e l’impegno dei giovani e della società civile; le denunce e gli scandali sui giornali e in tv; e finalmente le indagini e gli arresti, grazie a investigatori e magistrati abili e coraggiosi. Ma poi, ogni volta, l’attenzione dell’opinione pubblica si allenta, si riannodano i legami tra la criminalità e la classe dirigente, e le mafie riprendono il controllo del territorio. Fino alla prossima strage, alla prossima indignazione, al prossimo giro di vite.
E allora, come si è chiesto Ignazio De Francisci ripensando al sacrificio di Falcone e Borsellino, «davvero ne è valsa la pena?». Se la mafia non è invincibile, e come tutte le faccende umane ha avuto un inizio e dunque avrà una fine, quali sono le strategie più adatte per sconfiggerla?
Sono questi i nodi intorno a cui ruota Nella terra degli infedeli . Al termine della sua analisi degli ultimi anni, dal quinquennio del governo Berlusconi all’indulto approvato dal governo Prodi nell’estate del 2006, Alexander Stille conclude così la prefazione alla nuova edizione: «Se pensiamo a dieci o dodici anni fa, è difficile vedere un progresso, ma rispetto alla Sicilia di prima di Falcone e Borsellino ciò è evidente: lento, ottenuto a caro prezzo tra lacrime e sangue, ma innegabile».