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Un padre nella tempesta
Coles
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Un padre nella tempesta in Ottawa, ON
Current price: $16.99


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La vita di don Angelo Cassani è un peregrinare insolito, burrascoso, inquieto. È la vita di un padre che sente la presenza di Dio come pungolo quotidiano, che lo richiama, lo interpella, gli chiede conto. Dopo aver conosciuto don Luigi Giussani nel ’67, il suo cuore si libera dal timore di dover essere un sacerdote che, fuori dalle liturgie sacramentali, deve fare da balia ai ragazzi che giocano a ping-pong o a calcetto. Al contrario sfiderà la loro libertà a fare i conti con un Dio incontrabile. Così, in un’epoca di scontri, di movimenti spinti da un’utopia violenta, segnati dalla piaga dell’eroina, si ritrova a Milano, prima a San Carlo alla Ca’ Granda, poi a San Lorenzo alle Colonne, ad accompagnare gli studenti delle assemblee studentesche. Sono le prime esperienze di Comunione e Liberazione, dei tazebao, di una presenza che si gioca nel quotidiano, dentro la realtà. La sua parrocchia aggrega giovani, diventa un punto di ritrovo per molti, generando vocazioni, ma non è risparmiata dalla violenza e subisce attentati esplosivi. Nel ’77 don Angelo viene picchiato a sangue da un gruppo di extraparlamentari di estrema sinistra, che lo riducono in fin di vita, con il cranio spaccato. È un uomo forte e tenace, ma quel momento tragico cambia la sua vita. Ci mette molto a riprendersi. Negli anni ’80, quando oramai il clima è cambiato, lui vive una crisi personale molto profonda, inciampa, ma non perde mai la fede. È sconfitto, claudicante, ma mai domo. Viene trasferito nella parrocchia di Jerago, a Jerago con Orago, nei pressi di Varese. Vive la provincia con fatica, ma dopo un periodo in cui l’uomo vince sul prete, grazie a un gruppo di fedeli e di ragazzi, rifiorisce, ridiventa Padre e Maestro. La sua salute non è più quella dei quarant’anni, ma sfida ancora i giovani, spronandoli ad abbracciare Cristo. Accompagna le coppie al matrimonio e visita di notte gli ammalati, che diventano la sua salvezza, segno di Cristo che dona la sua vita, fino a quando sarà lui stesso a offrire la propria sofferenza attraverso il tumore che lo porta al suo Dies Natalis il 2 dicembre 2006. Jerago con Orago vive oggi nella sua memoria, con una Fondazione a suo nome. Le opere che ha lasciato sono il corpo vivo della comunità.
La vita di don Angelo Cassani è un peregrinare insolito, burrascoso, inquieto. È la vita di un padre che sente la presenza di Dio come pungolo quotidiano, che lo richiama, lo interpella, gli chiede conto. Dopo aver conosciuto don Luigi Giussani nel ’67, il suo cuore si libera dal timore di dover essere un sacerdote che, fuori dalle liturgie sacramentali, deve fare da balia ai ragazzi che giocano a ping-pong o a calcetto. Al contrario sfiderà la loro libertà a fare i conti con un Dio incontrabile. Così, in un’epoca di scontri, di movimenti spinti da un’utopia violenta, segnati dalla piaga dell’eroina, si ritrova a Milano, prima a San Carlo alla Ca’ Granda, poi a San Lorenzo alle Colonne, ad accompagnare gli studenti delle assemblee studentesche. Sono le prime esperienze di Comunione e Liberazione, dei tazebao, di una presenza che si gioca nel quotidiano, dentro la realtà. La sua parrocchia aggrega giovani, diventa un punto di ritrovo per molti, generando vocazioni, ma non è risparmiata dalla violenza e subisce attentati esplosivi. Nel ’77 don Angelo viene picchiato a sangue da un gruppo di extraparlamentari di estrema sinistra, che lo riducono in fin di vita, con il cranio spaccato. È un uomo forte e tenace, ma quel momento tragico cambia la sua vita. Ci mette molto a riprendersi. Negli anni ’80, quando oramai il clima è cambiato, lui vive una crisi personale molto profonda, inciampa, ma non perde mai la fede. È sconfitto, claudicante, ma mai domo. Viene trasferito nella parrocchia di Jerago, a Jerago con Orago, nei pressi di Varese. Vive la provincia con fatica, ma dopo un periodo in cui l’uomo vince sul prete, grazie a un gruppo di fedeli e di ragazzi, rifiorisce, ridiventa Padre e Maestro. La sua salute non è più quella dei quarant’anni, ma sfida ancora i giovani, spronandoli ad abbracciare Cristo. Accompagna le coppie al matrimonio e visita di notte gli ammalati, che diventano la sua salvezza, segno di Cristo che dona la sua vita, fino a quando sarà lui stesso a offrire la propria sofferenza attraverso il tumore che lo porta al suo Dies Natalis il 2 dicembre 2006. Jerago con Orago vive oggi nella sua memoria, con una Fondazione a suo nome. Le opere che ha lasciato sono il corpo vivo della comunità.

















