Sono una appassionata lettrice, adoro il cinema e la musica. Nel corso degli anni ho scritto soprattutto per esigenze lavorative e organizzative.
Pendolare per oltre venti anni, tra Napoli e Salerno, il tempo da dedicare a me stessa e alle mie passioni è stato limitato. Quando si sta fuori casa dieci ore al giorno, diventa un lusso anche dormire.
Qualche anno fa, per divertimento ma anche per sottolineare alcuni aspetti patologici della mia realtà lavorativa (gli uffici giudiziari), ho descritto alcune vicende in chiave metaforica e paradossale. I protagonisti non sono citati, ma i riferimenti li rendono identificabili. I colleghi ne hanno riso rimanendo anche sorpresi. In particolare, i comportamenti dei magistrati e del personale amministrativo mi ricordavano alcune specie viventi - i parassiti e gli ospiti - così ne ho tratto spunto per un racconto a episodi “Giustizia per caso”, circolato solo tra colleghi.
La passione per la poesia è nata nella mia “seconda vita”, quella attuale, in modo casuale. Non ho mai vissuto da spettatrice né mi sono arresa di fronte alle difficoltà, penso che il caso esista ma che possiamo indirizzarlo. L’adozione di mio figlio, in Ucraina, è stata una impresa ciclopica, affrontata con il coraggio di una tigre e con tutte le energie, fisiche ed economiche.
Un’odissea mai raccontata con facilità ma, circa tre anni fa, un amico con analoga esperienza adottiva mi ha proposto di scrivere la storia del primo incontro con mio figlio: aveva intenzione di raccogliere le testimonianze dei genitori “ado”, come si dice, per pubblicare un libro.
I dubbi e le perplessità, la narrazione di un’emozione così intima, mi misero in crisi; tentennai a lungo e, alla fine, decisi di descrivere la mia esperienza, gli ostacoli, la disperazione e, infine, la gioia di essere diventata la madre di Maxim, un figlio nato quando nostri sguardi si sono incrociati.
Per la prima volta consegnavo al mondo un dolore intimo che, sino ad allora, avevo rifiutato di condividere con chi mi chiedeva informazioni, non volendo influenzare una scelta adottiva.
Il mio racconto, intitolato “Ostacoli” è un capitolo del libro “Il primo ciao”, donato ai familiari e agli amici più cari.
Circa due anni fa, in seguito a dimissioni lavorative per motivi di salute, ho avvertito l’esigenza di descrivere alcune sensazioni in una poesia, intitolata “Ipazia”: una presa in giro di me stessa, della mia ritrovata libertà e dell’uso del tempo libero.
Una poesia che continua a farmi sorridere, anticipatrice, in qualche modo, dei miei interessi. Da qui, ad aprire lo scrigno del mondo interiore, il passo è stato breve. Il magma è risalito, spontaneamente, in superficie trasformandosi in una lava: il dolore, mai elaborato, per la perdita dei miei genitori, le cure per assisterli e combattere le malattie, i sensi di colpa per le scelte effettuate, i rimpianti, le nostalgie, gli amori sospesi e in corso, le situazioni mai chiarite, i ricordi d’infanzia, i rapporti con amici e colleghi, la mia battaglia contro il cancro. La mia mente è un vaso di Pandora dal quale attingo ogni giorno.
Infine, è nato il desiderio di condividere le emozioni, anche con persone sconosciute.
La mia abituale riservatezza si è incrinata: pensavo di essere più forte tacendo, anche per non sprecare le energie, invece sono diventata
più forte scrivendo.